Museo alla Loggia, il progettista Ico Migliore: “Penso a un luogo dove si ha voglia di tornare”
L’architetto: <Vogliamo fondare il progetto sull’identità del luogo, non tanto sulla costruzione interna di soppalchi, architetture o cose del genere. Qualcosa succederà all’interno, ma sarà una cosa molto organica con l’architettura preesistente. Penso la loggia come un “terzo spazio”, un luogo dove ci si possa ritrovare, incontrare, fare>
Nessun progetto già concluso per il Museo della Città alla Loggia della Mercanzia. Né con uno né con tre piani soppalcati come alcuni disegni circolati lasciavano intendere. Semplicemente perché un progetto ancora non c’è.

Lo spiega l’architetto Ico Migliore, co fondatore dello studio di architettura Migliore+Servetto a cui è stata, appunto, affidata la progettazione: <Il luogo è straordinario, con una forte identità. Dal punto di visto della progettazione non è stato fatto nulla: quel disegno non è nostro. Il nostro studio si occupa molto di musei. Io insegno Design degli Interni presso la Facoltà di Design al Politecnico di Milano, mi sono occupato al Museo Egizio di Torino e dello Chopin Muzeum di Varsavia. Vogliamo fondare il progetto sull’identità del luogo, non tanto sulla costruzione interna di soppalchi, architetture o cose del genere. Quello che vogliamo è dare valore al luogo. Ci vuole un progetto. Stiamo anche cercando di capire come riempire lo spazio, non di cose ma di un identità forte di Genova>.
<Siamo per un progetto leggero, ma non parlo di leggerezza in termini architettonici. La cosa importante è mantenere la qualità del posto. Al momento secondo me non è valorizzato, anche per alcuni interventi temporanei che sono molto inquinanti. Ho visto cose che sono considerate temporanee, ma ciclicamente capitano lì che non sono così in linea con la struttura esistente>. Chiediamo a Migliore se intenda le coperture delle vetrate con gli adesivi di Cinepassioni. <Non in particolare – dice -. Sì, anche quelle, ma anche muri e partizioni senza senso all’interno. Bisogna stare attenti che in certi casi un luogo di valore, assegnato temporaneamente, diventa oggetto di brutti interventi temporanei che poi diventano permanenti>.

<È sensato dare una forte identità in un punto secondo me strategico – prosegue l’architetto -. È sul porto e ha tantissime valenze molto importanti. Deve avere un valore assoluto. Non deve essere un ufficio di informazioni turistiche, men che meno un museo sostitutivo di altri. Deve essere proprio un luogo di forte identità sia per i genovesi, sia per coloro che arrivano da fuori. Secondo me questa è una chiave importante: deve essere una sorta di megafono di identità. Pur lavorando con le nuove tecnologie, non credo che il digitale sia la soluzione. Abbiamo un oggetto straordinario: la Loggia. Dobbiamo usare quell’oggetto come cassa armonica per una grande qualità per la città. Ovviamente mettendoci dei contenuti. Deve essere un luogo dove chiunque abbia voglia di tornare, non un posto dove si va una volta sola. Perché cambia: un palinsesto dove succedono cose diverse. Abbiamo già un luogo straordinario dove realizzare questa cosa, un luogo che ha la sua storia. Ma deve avere una sua dinamicità e catturare pubblici diversi e dialogare in modo anche abbastanza popolare col pubblico. Deve essere molto accogliente e narrativo. Sono contrario, ad esempio, alle proiezioni: è una cosa che funziona bene solo con i bambini. Ovviamente non bisogna avere la paura di toccare, non essere atterriti dal mettere un chiodo. Qualcosa succederà all’interno, ma sarà una cosa molto organica con l’architettura preesistente. Penso a un “terzo spazio”, un luogo dove ci si possa ritrovare, incontrare, fare. Non deve essere un posto di servizio per altri, deve avere una sua identità>.




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